Mindfulness e Mindfulness Psicosomatica

La parola Mindfulness ha avuto grande diffusione negli ultimi anni, il termine è impiegato in contesti di ben-essere, crescita personale, psicoterapia, spiritualità e in ambito medico.
Con il termine Mindfulness è tradotta in inglese la parola “Sati”, della lingua Pali, che indica

“la capacità di tenere a mente o di riportare alla mente un compito, un tema o un’esperienza nel momento presente”.

In italiano a tale proposito è stata usata la parola “consapevolezza”, “presenza”, “attenzione consapevole”, “pienezza della coscienza”.
La qualità da sottolineare rispetto al temine “Sati” è che il tipo di attenzione che viene richiamata è molto diverso dal tipo di attenzione-concentrazione di cui solitamente tutti abbiamo esperienza.

Lo stato mentale che viene indicato con la parola Mindfulness infatti ha la caratteristica primaria di essere uno stato di consapevolezza vigile nel momento presente, una consapevolezza caratterizzata da non-giudizio, intenzionalità, compassione, fiducia, unicità.
La grande diffusione in occidente di questa pratica, che trova la sua origine nella pratica meditativa Vipassana del buddhismo theravada, è dovuta al lavoro di Jon Kabat-Zinn, biologo americano noto per il protocollo Mindfulness MBSR (1990-1992), per la riduzione dello stress. Kabat-Zinn definisce la Mindfulness come il “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante”.

Quindi possiamo dire che la Mindfulness è una pratica di meditazione, la cui caratteristica è di porre attenzione in modo intenzionale alla propria esperienza interiore e a quello che c’è fuori di sé momento per momento. La pratica si svolge da seduti, solitamente gli occhi sono chiusi e l’attenzione riposa nel respiro.

Lasciando che l’attenzione riposi nel respiro è possibile fare esperienza del proprio stato interiore, di ciò che accade momento per momento sia nel proprio corpo sia intorno a sé, prendendo atto della propria esperienza senza criticarla, senza modificarla, senza reagire, senza valutarla e senza seguire la catena dei pensieri associativi: attraverso l’osservazione rimaniamo semplicemente in ascolto di quello che c’è nel qui e ora.

Possiamo individuare due aspetti della Mindfulness:

– la capacità di dirigere l’attenzione al momento presente (intenzionalità);
– la qualità con cui ciò viene fatto, ossia con gentilezza, curiosità, non-giudizio, apertura, riconoscimento di ciò che è.

Inoltre c’è da precisare che il termine Mindfulness (ma si potrebbe parlare anche in generale di “meditazione”) ha una tripla valenza:

– indica uno stato dell’essere, una presenza consapevole del qui e ora;
– indica l’attitudine con cui ci si approccia all’esperienza dello stato mentale di presenza (attitudine di gentilezza, non-giudizio, curiosità, apertura);
– indica la tecnica che viene praticata per perseguire lo stato di presenza consapevole. La pratica che ne deriva è di due tipi: formale (ad esempio la meditazione seduta della consapevolezza del respiro, che si pratica con regolarità e in un setting preciso) e informale (praticare presenza nelle attività quotidiane come camminare, lavarsi, pulire, lavorare…).

Praticare la Mindfulness non vuol dire “essere consapevoli di…” nel senso di “sapere di o sapere che…” e neanche “saper di sapere”, non si tratta infatti di riflettere sui propri stati mentali o sulle proprie reazioni o emozioni, ma significa acquisire la capacità di osservare, ossia di vedere con chiarezza e da una certa distanza i propri pensieri, le proprie emozioni, le proprie sensazioni e di rendersi sempre più coscienti della propria modalità di risposta automatica agli eventi.

Si può praticare un atteggiamento mindful anche nella comunicazione e in pratiche di condivisione (indagine-esplorazione di tematiche specifiche).

Tutte queste modalità di praticare hanno lo scopo di favorire il radicamento, la presenza: radicarci nel respiro, nel corpo, nella consapevolezza dei pensieri e delle emozioni senza esserne agiti.

L’utilità delle pratiche di consapevolezza ha a che fare con la possibilità di gestire in modo migliore lo stress quotidiano, le emozioni, le preoccupazioni e di trovare un senso profondo di sé, una connessione con l’autenticità della nostra natura essenziale.
Studi in ambito medico, psichiatrico, psicologico, di crescita spirituale e personale (counseling, pratiche di benessere, sviluppo delle proprie risorse e lavori sulla profondità di sé) hanno ormai dimostrato

l’efficacia della pratica di respiro consapevole per la gestione dello stress, dell’ansia e per la depressione e per lo sviluppo di una coscienza matura e consapevole a livello personale, interpersonale e collettivo

 just breathe - the bestMindfulness psicosomatica

(approccio POP –  Psicosomatica olistica PNEI – Ideata e promossa dall’associazione Villaggio Globale di Bagni di Lucca)

Abbiamo visto che la meditazione Mindfulness ha il suo centro nell’osservazione del respiro: nel Protocollo Mindfulness Psicosomatica (PMP) in particolare la focalizzazione è sulle sensazioni di espansione e contrazione del respiro, sulla pulsazione del respiro nel corpo.

La respirazione permette all’aria di entrare e uscire e dunque permette al corpo di espandersi, creando spazio e apertura, e successivamente di chiudersi e rilassarsi. L’aspetto su cui si orienta maggiormente l’attenzione è allora quello della pulsazione del respiro, il lasciare che l’attenzione risposi nella pulsazione fa sì che si possano ascoltare, osservare le diverse parti del corpo tenendo di sottofondo questo ritmo e ciò facilita nella percezione delle diverse qualità che possiamo incontrare nelle varie parti del corpo e sullo stato di frammentazione in cui ci ritroviamo.

L’esigenza di strutturare un programma di Mindfulness e di definirlo psicosomatico nasce dal fatto che l’essere umano è un organismo complesso, un sistema coeso e coerente in cui diverse funzioni sono in relazione tra loro e dove c’è un centro di coscienza identificato a livello corporeo con il cuore.

Quindi la Mindfulness è psicosomatica in quanto prende come riferimento l’essere umano nella sua complessità, globalità e nella sua unicità, e in quanto si basa sul funzionamento dei diversi sistemi biologici (della psiche, del sistema nervoso centrale, somatico e autonomo, del sistema endocrino e immunitario – PNEI).

Utilizziamo la Mindfulness come tecnica di base per sviluppare una consapevolezza psicosomatica di sé, consapevolezza da cui parte l’intero percorso di benessere psicofisico, orientato alla liberazione dei blocchi psicofisici e alla crescita personale.

La Mindfulness è una tecnica molto semplice e essenziale per sperimentare una sensazione globale di sé, in cui scompare la divisione tra corpo, emozioni e mente, e emerge la coscienza unitaria dell’essere.

Da un punto di vista esperienziale questo si traduce in un lavoro di riconoscimento, scioglimento delle sensazioni fisiche, delle emozioni, della reattività mentale e viene restituita alla persona una sensazione di coscienza globale e di integrazione delle diverse parti:

La prima parte dell’esperienza è “la consapevolezza del respiro nel corpo”: le varie parti anatomiche vengono attraversate dal respiro, la persona orienta la propria attenzione all’interno del corpo e si muove in questa pratica di anatomia esperienziale, il respiro non deve essere modificato, è una respirazione naturale.
Segue una seconda fase in cui si rimane in ascolto del respiro, l’attenzione riposa nel respiro.
Nell’ultima fase la persona è invitata nuovamente a sentire il corpo nella sua globalità nel momento presente.

Riassumendo… La Mindfulness Psicosomatica ci permette di:

1. contattare i blocchi psico-corporei ; 2. recuperare un senso di interezza; 3. sviluppare maggiore consapevolezza di sé; 3. coltivare uno spazio di neutralità e di profonda presenza; 4. migliorare il ben-essere psicosomatico riducendo stress, aggressività, ansia, depressione, reattività mentale; 5. contattare le risorse personali e sviluppare la propria potenzialità.

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