
Come scrisse il filosofo greco Aristotele (IV secolo AC), “l’uomo è un animale sociale” e grazie a numerosi studi è ormai chiaro come il bambino sia in grado di comunicare già durante il suo sviluppo all’interno dell’utero, entrando in contatto con la madre e con l’ambiente esterno.
Ma se ci chiediamo quando inizi la comunicazione tra la madre e il bambino, possiamo dire che questa inizia già dal momento in cui la donna scopre di essere in dolce attesa: in questa prima fase, attraverso un’iniziale comunicazione chimica e ormonale, avvengono una serie di modificazioni che per via umorale arrivano fino all’embrione consentendo al bambino di entrare già in contatto con tutti gli stati emotivi e psicologici vissuti dalla madre.
Successivamente, quando iniziano a svilupparsi i sensi, inizia una comunicazione di tipo più sensoriale: il tatto è il primo senso che si sviluppa (già prima dell’ottava settimana di gestazione) ed è quindi un mezzo fondamentale attraverso il quale il bambino può entrare in contatto con madre.
E’ stato dimostrato, infatti, che già alla 9° settimana il bambino percepisce se qualcuno o qualcosa tocca il ventre materno e reagisce con differenti movimenti a seconda che la stimolazione sia piacevole o meno. Successivamente, intorno alla 10°-11° settimana, le palme delle mani si sensibilizzano al tatto e il bambino inizia a toccarsi il proprio volto e, infine, verso la 14° settimana tutto il corpo risponde agli stimoli tattili.
Sulla base di queste conoscenze, è facile comprendere come anche semplici coccole al pancione della mamma possano contribuire positivamente alle sensazioni di sicurezza affettiva del proprio bambino. In questo modo, già in epoca fetale può instaurarsi un contatto e un dialogo che la mamma e il papà, nella misura in cui partecipa alla gravidanza della sua compagna, possono modulare anche attraverso stimolazioni del ventre quali carezze e coccole, massaggi e voci rivolte “direttamente” al bambino. Il contatto con i genitori, quindi, è molto importante perché consente al bambino di percepire, già in questa fase, l’amore delle persone che si prendono cura di lui.
Anche per quanto riguarda la comunicazione uditiva, è molto importante che la madre parli al proprio bambino ancora in grembo: egli, infatti, è capace di memorizzare molti suoni come la voce materna, quella paterna, la musica e addirittura alcune favole ascoltate durante la gravidanza.
Alfred Tomatis, medico francese che ha approfondito molto lo studio dell’influenza della sonorità nella vita intrauterina, ha sostenuto che “l’embrione è soggetto a influenze sonore che determinano in maniera permanente le strutture basilari e il ritmo del linguaggio futuro. La capacità di comunicazione, pertanto, nasce dalla vera e propria preesistenza tra madre e figlio, dalla loro speciale comunicazione […]. Il primo linguaggio in assoluto è proprio questo, ossia questa intima comunicazione fra madre e feto”.
Anche l’ascolto della musica e del canto della mamma risulta molto importante in gravidanza perché le melodie e le favole ascoltate più spesso, vengono memorizzate dal bambino e, dopo la nascita, possono aiutarlo a rilassarsi e tranquillizzarsi in quanto rappresentano qualcosa di familiare.
Sono presenti alcuni studi che hanno mostrato come i suoni percepiti dal bambino in grembo possano influenzare il suo sviluppo cerebrale e le sue abilità linguistiche future grazie alle modificazioni strutturali del cervello e all’aumento di alcune connessioni neurali.
Articolo della dott.ssa Barbara Pettinelli
(Riferimenti: M. Ballardini, M. G. Flore, E. Partanen, A. Tomatis)