Il contatto: un bisogno fondamentale

Il corpo è di fondamentale importanza per il nostro benessere. Quando si parla di corpo, in questo caso, non si intende qualcosa di materiale, così come invece spesso siamo abituati a considerare, ma come un mondo sensoriale imprescindibile, attraverso il quale prendiamo consapevolezza di noi stessi e dell’ambiente.

Sempre più spesso accade che le persone non avvertano più le proprie sensazioni interne, non si accorgono di accumulare ad esempio tensione e dispiacere, così come fanno fatica ad entrare nel piacere corporeo di base, nella tenerezza, nella vitalità, nella gioia.

Il corpo svolge un ruolo fondamentale ancora prima della nascita. Nel ventre della madre il bambino “sente”, in contatto profondo con lei attraverso di esso. Se la madre vive una condizione di benessere corporeo è questo che il bambino percepisce. Il piccolo sta bene se avverte morbidezza nelle pareti dell’utero, se attraverso il cordone ombelicale arrivano ormoni legati al piacere e alla tranquillità, se sente accoglienza dal corpo materno, se i movimenti sono dolci e le vibrazioni piacevoli.

Per far sì che vengano conservate condizioni di benessere e armonia è necessario che i bambini attraversino in maniera soddisfacente delle esperienze basilari legate a dei bisogni fondamentali. Una delle esperienze è proprio quella del “Contatto”.

Un bambino vive attraverso la madre la sua prima esperienza di contatto. Dopo aver assorbito sensazioni ed emozioni nell’utero materno, stabilisce un legame relazionale con lei nell’allattamento. Lo sguardo della madre, le sensazioni che passano dalla sua pelle e dal suo seno,dalla sua voce, sono tutti aspetti basilari di una prima esperienza di sé e di contatto col mondo.

Per capire meglio L’esperienza basilare del contatto possiamo pensare ad un animale semplice nella scala evolutiva, come l’ameba, che è già in grado di reagire all’ambiente circostante. Quando l’ameba percepisce un contatto gradevole si ferma, si espande, ed assorbe quel positivo che arriva dall’esterno. Quando invece avverte qualcosa di sgradevole, l’ameba si contrae, si ritira, si allontana. L’ameba non ha uno sviluppo neuro cognitivo sufficiente a fare ragionamenti raffinati, semplicemente “sente” l’esterno, l’altro essere con il quale è entrata in contatto.

Il contatto è quindi prima di tutto un sentire, è un flusso di sensazioni che passano dall’uno all’altro, senza i filtri della razionalità, e che l’organismo assorbe in modo aperto. Nel contatto non si dà e non si prende, semplicemente si scambia. Non ci sono scopi particolari, se non un’esperienza di vicinanza profonda, nella quale non c’è un dover dimostrare, né conquistare simpatia, né prevaricare o forzare, ma semplicemente incontrare l’altro così come è.

È attraverso il “Contatto” che si sciolgono i confini, che si prendono i sentimenti e le emozioni altrui dentro di noi, ed è così che il bambino inizia a sentirsi riconosciuto, compreso, protetto, amato.

Possiamo quindi individuare due fondamentali funzioni del contatto: da una parte possiamo dire che è l’esperienza del “sentire”, un’esperienza indispensabile nella vita per saper riconoscere chi abbiamo di fronte al di là delle apparenze, per entrare in empatia e creare un senso di reale vicinanza; da un’altra è l’“Essere Nutriti”, assorbire energia sotto forma di calore, tenerezza, amorevolezza e protezione.

Quando un bambino non riceve in maniera sufficiente nutrimento, interesse, attenzione e affetto deve cominciare a preoccuparsi di procurarselo. Di certo non può realmente farne a meno, essendo un Bisogno Fondamentale. Ma preoccuparsi di ciò, in una fase della vita nella quale il bambino dovrebbe semplicemente e tranquillamente essere immerso nelle cure degli adulti, genera progressivamente delle conseguenze disfunzionali. Dovrà aumentare il controllo e gli sforzi per riuscire a prendere ciò, dovrà cercare di capire come “dover essere” affinché sia maggiormente amato e considerato, o magari cercherà nell’oppositività la sua difesa dal dolore della ferita d’amore.

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